lunedì 27 dicembre 2021
passi piccoli
lunedì 20 dicembre 2021
Ci sono
Ci sono, eh? ci sono. Anche se ho rischiato un po' e non per la pandemia.
Perché quando una macchina è vecchia, se aggiusti un danno medio, magari poi non ti accorgi che si sta creando un danno più grande e un altro e un altro che diventa come quelle tigri di carta orientali, quei serpenti multicolori che ondeggiano occhieggiando per i vicoli e non sai dov'è la testa e dove la coda.
E poi ti vengono pensieri strani, tipo che sarebbe il momento buono per salutare quelli di là.
E poi ti ricordi degli occhietti che ami, che ti cercano ridenti e pensi che devi guarire, devi guarire presto, perché devi andare dal parrucchiere e farti vedere ordinata e lieta.
E allora prendi decisioni, vai, ti curi seriamente, guarisci. Inizi a guarire.
Perché è bellissimo sentirsi cercare: "Nonna! vieni a giocare"
sabato 4 dicembre 2021
Il vuoto (in una frazione di secondo)
Sembrava una situazione normale, anzi, carina, simpatica. "Ok, tutto fatto, sono contenta; dopo vado a mettere questi due foglietti a posto". Poi, si sa. Altre incombenze, la dimenticanza sempre in agguato. Quasi a ora di cena decidi di portare i foglietti a posto.
...
Dunque: il posto era nello scaffale. Ok. Quello dietro la porta, quello che hai vivacemente, energicamente riordinato un mesetto fa, più o meno. Tutti quei bustoni di carta, con dentro le cose più impensate (e ti sembra di rivederti, anzi, di risentirti: "Uff, basta, non serve, butto via anche questo! oh, finalmente lo spazio, l'ordine, era ora!") Sì, ma adesso dov'è? E ricordi di avere messo ultimamente qualcosa nell'involto, ormai grande. Solo che adesso al posto dell'involto ci sono gruppetti di libri allineati come i soldati della Regina. Sotto, al ripiano inferiore, ci sono delle buste colorate: ma non ti sembra proprio; e infatti, non sono.
...
Ormai è ora di cena, a malincuore pensi che cercherai domani.
L'indomani non puoi, ovviamente, occupartene subito; ma appena puoi riprendi, anzi, estendi la ricerca: nel bauletto? nella piccola cassapanca? nella libreria grande? Riesamini anche le buste colorate, inutilmente. Tiri giù una grossa borsa impossibile, e infatti non è lei.
A sera, ti arrendi (L'ho buttato, ok. può capitare. Non importa.) Poi ti ricordi dei foglietti, che comunque erano tre, e li riponi delicatamente in una velina. Poi li conservi nel cassetto del comò. (Mi basteranno questi, me li farò bastare).
Notte pessima. (Non posso averlo gettato! Non ha senso, non lo avrei mai fatto, l'ho conservato per tanti anni). Davanti agli occhi le immagini della discarica in cui vengono dilaniati i cuoricini: "cara prof, le vogliamo bene!" "Cara prof volevo dirle che" e i disegni, e i ricordi a grappolo, a cascata... tutto nelle ganasce della discarica.
[La perdita: essere sospesi nel vuoto, nel nulla; avere perso le prove testimoniali, gli oggetti simbolici, i graffiti tracciati nell'impeto dell'emozione, i foglietti con le tracce delle lacrime, i disegni fumanti di fantasia, d'immaginazione, le firme, i nomi che si accavallano si annodano si intrecciano...
Nulla, il nulla: sei sospesa nel nulla e aspetti solo l'attimo finale, non li hai più, nelle mani e neanche nella mente, il ricordo è svanito]
(Non posso avere consapevolmente gettato tutto via; o l'ho messo da parte altrove, oppure...involontariamente l'ho buttato in una busta nera)
...
Mattina. Figlio in partenza, come un vento teso che si fionda negli angoli della casa: gli rivolgi brevi domande, proponi borse più ampie. Lui non ha tempo (non ha mai tempo). Tu lo anticipi e apri il mobile all'ingresso.
Mobile antico, amato, spazioso. Anta di destra: ci sono diverse possibilità, immediatamente declinate dal figlio.
Mah! quasi quasi do un'occhiata all'anta di sinistra
...
Paf
...
Capiscono prima gli occhi, riconoscendo le sagome, o prima la testa, ragionandoci su?
Secondo me capiscono prima gli occhi: riconoscono i contorni noti, l'immagine anelata, desiderata entra nella sagoma vuota.
Poi tocchi delicatamente l'involto (e già il crepitio delle carte contenute è riconosciuto, è noto). Poi lo guardi: il calendarietto di quella scuola di venti anni fa sporge come ammiccando; dai fogli strappati frasette leggibili si intravedono "Cara prof, volevo dirle..."
Vai con la busta in mano per la casa, cerchi di ingoiare le lacrime e dici: "L'ho trovata!"
Abbracci tutti quelli che trovi in corridoio, gatto compreso
Ok. Adesso puoi proseguire
venerdì 19 novembre 2021
La foschia
Quando è finito il tempo, occorre sparire. Proprio così: non "andare via" ma "sparire".
Ci vuole tecnica per far questo. Ma neanche tanta, in fondo. Attendere il crepuscolo (della vita) quando tutto si colora di lilla e di grigio rosato bluastro. Allora talune figure (io, ad esempio) iniziano a sbiadire, ad arretrare di qualche passo. Più indietro c'è l'ombra più spessa, dove nel blu si muovono i ricordi, come animaletti che si destano allora dal letargo. Indietro, indietro... ancora dei passi.
Qualcuno si gira di scatto: "Dov'è? era qui un attimo fa!" Qualcun altro rassicurante replica: "C'è, non vedi? è solo un po' più indietro" Invece è come se fosse su un nastro che scivola a ritroso, pian piano, nella foschia, nel buio, nella notte del tempo.
martedì 2 novembre 2021
trasparenze
Non mi credete, se dico che non sono triste.
La vita mi ha tolto presto presto i miei cari [la vita? no: non la vita, la morte].
Quando li voglio incontrare devo andare lì, nel luogo deputato. Svolgere tutte le povere mansioni che si fanno, scegliere i fiori, secondo i gusti [mamma, hai visto i fiori gialli?] controllare le luci [a te, sorella cara ne metto di più: ti piace tanto la luce] disporre tutto per benino [papà, i tuoi fiori sono questi, te li metto vicini vicini]. Poi li guardo, guardo quelle foto chiedendomi ogni volta se si immaginavano a cosa sarebbero servite quando le hanno fatte [mamma sì, se lo immaginava, anzi lo aveva programmato].
Poi vado a casa, la loro. Sfioro i mobili, rassetto velocemente. Chiudo la porta e leggo il nome di papà: non lo toglierò mai.
[Il mio cuore è come quello del banco macelleria: anzi no, perché quello è tutto intero]
lunedì 25 ottobre 2021
piccola storia volante
C'era una volta...
una gattina: graziosa ma curiosa, dolce ma monella, affezionata ma testarda.
Una bella mattina... no: una brutta mattina la gattina saltò sul davanzale (quante volte la mamma le aveva detto NO! NO! NO!) e poi
[...]
atterraggio su una pianta, dopo un volo degno di un paracadutista.
Dentini da latte rotti, graffi, escoriazioni.
Medico dei gatti: tubicini nella zampetta, gabbietta, solitudine, dolore, paura [dov'è la mamma? c'è stato veramente il tempo con la mamma, il latte tiepido, la cuccetta rosa con la copertina soffice come una nuvola?]
[...]
[Eccola mamma! mamma piange... mamma mi bacia
Perchè non c'era prima?]
Questa è la storia, detta in pochi righi. Manca tutto il nostro terrore, il cuore fermo finchè non abbiamo visto che era viva, la gioia di riportarla a casa, sia pure con un ago nel braccio e tutta sbucciata, tutta arruffata. Manca il gatto grande che è rimasto digiuno finchè non è rientrata, viva. Che quando l'ha vista l'ha annusata, per sincerarsi del suo stato, e poi ha iniziato a ravviare la sua pelliccetta arlecchina, pian piano, per non disturbarne il riposo.
Lo shock le passerà pian piano, ci vuole pazienza. Però mangia e beve (di nuovo) il latte, come da piccina.
[I nostri pelosetti sono come figli. O almeno per alcuni è così.]



