domenica 30 dicembre 2018

un torto

Non so come spiegare.
Un torto, avete presente?
Una mancanza gratuita, inutile, un'OFFESA.  Qualcosa di scortese e insieme non necessario, qualcosa come un guanto di sfida, leggero ma ineludibile, innegabile.
Puoi ignorarlo, certo.
Farsi scivolare addosso... etc.
Ma non era diretta a me.
La mancanza, la dimenticanza, la leggerezza, non era per me (me: feroce e dura, lo voglio dire, me solo apparentemente dolce, lo strato di dolcezza ha lo spessore del granello di sabbia).

La dimenticanza  è stata verso una persona che non vive più.

Non sta a me perdonare. Non è in mio potere. Riesco solo a provare risentimento (e disprezzo, e rabbioso disgusto).





sabato 22 dicembre 2018

il passo della lepre

Lo so fare, questo. Anzi, è la mia specialità.
Mi è capitato, in taluni momenti critici della vita, di accorgermi di essere alle strette. Di non avere sbocchi, soluzioni possibili: non nella direzione che avevo.
Intuirlo, capirlo, decidere, a quel punto sono un tutt'uno.
Angolo di 90° e via di corsa, via! Per la vita.






Questa cosa mi ha salvato molte volte
(continua a salvarmi).

lunedì 17 dicembre 2018

Non so se voglio

Una grande ansia, perchè so di dover lasciare questi nastri colorati.
I nastri sono i miei ricordi giovinetti, vividi, allegri, saltellanti.
Il  vestitino turchese per andare al mare, quello bianco e blu alla marinara, quello color panna con le foglie d'autunno, verdi e rossastre, bellissimo. Le creazioni di mia madre per me.
E poi l'orsacchiotto bianco ricevuto in regalo, la bambola Marina, bionda con gli occhi blu, il piccolo Pinocchio di legno.
E poi le vicine di casa, e tutto lo stuolo di zii e zie, e poi lampi di memorie. L'arsenale di Venezia, il vaporetto, il film la principessa Sissi. E poi Radiosera e il bollettino dei naviganti, e poi lo zoo di Roma. E poi le compagne di scuola di lì, di là, di altrove.
E poi loro: le mie colonne, i miei punti fermi, le mie scarpe chiodate.

No, per stasera no.
Non voglio lasciarli, non ancora.


venerdì 7 dicembre 2018

Un attimo

E' stato un attimo.
Si parlava di niente, si cicalava delle spesucce di Natale. Che io poi detesto. Tutte quelle scempiaggini obbligate, che ti fanno dannare. Si spende e si spande, vanamente. Ma non è per avarizia: è per logica. A che serve?  Prima mi ci arrabbiavo. Poi adesso, l'età. Ma sì, lascia che sia.
 Però, davvero, me ne infischio. Fiocchi rossi, stelline. Pazienza. E poi dopo, levar tutto. Tutto lo squallido rosseggiare, le dorature sbattute.
Vabbè, ormai, mi adeguo.
Si parlava dunque, del più e del meno.
Quando una delle persone ha detto _a mezza voce, quasi_ quasi nascondendo tra le pieghe delle parole  il pugnale che stava, inconsapevolmente, brandendo: "Mi ha detto mia sorella..."
Non ho ascoltato altro.
Mia sorella.
Mia sorella.
Mia sorella.
(Non lo dirò mai più. Non ce l'ho più. Da centinaia di giorni non dico più queste parole. Non userò MAI PIU' quest'espressione)



Mia sorella amava il Natale. Non posso ricordarla che così: facendo le spesucce, decorando la casa di squillante rosso, di accecante dorato.