mercoledì 9 dicembre 2020

I giorni del distacco

Dopo che il gruppo ha vissuto momenti forti, intensi, di partecipazione, di vitalità, condivisione (ma anche di rabbia, collera, pianti) quasi impercettibilmente le tinte forti impallidiscono, la grancassa rulla sempre più piano, e tutti, tutti i toni, emotivi, sonori, coloristici, tendono a sfumare, un po' per volta, pian piano, sbiadiscono come in un Bolero di Ravel. Solo chi ha ascoltato l'allegro con brio, può captarne gli accenni nel pianissimo.

La casa pian piano cade nel silenzio; si abbassano cortine di ragnatele mentali. I ricordi addolciscono i toni, obliterano le dure parole scheggiate, saettate qui e là.

I passi si fanno meno ravvicinati e forti, quasi felpati. 

L'eco delle parole risuona a lungo, prima che giunga una risposta.




sabato 21 novembre 2020

Come un'onda

Come un'onda che mi culla, questo tempo strano che sembra un elastico e io ci sto appesa, e tutto pare così stranamente normale, così normalmente strano. 

Non c'è niente che sia giusto, e di conseguenza tutto è affrancato, tutto è giusto.

 Si fa il piccolo cabotaggio, la normale amministrazione, senza uscire dai binari, senza scosse, senza levate di scudi.

Tanto, si sa, è in arrivo il "redde rationem". Di cosa? Non saprei, però ho questa impressione, questa sensazione.

Nel frattempo, conviene lavorare sommessamente, conservando anche un po' di energie: chè non si sa mai.

I grandi viaggi, le grandi scelte, i grandi dissapori, no, no! Non è roba per questo momento.

Un granellino alla volta ci sbricioliamo le giornate, la vita, la storia.

Passerà, passeranno, passeremo. 

[a un altro tempo, a un'altra stagione, ad altra cosa]




mercoledì 28 ottobre 2020

Un bel momento

 Proprio un bel momento, dai. Ultimo anno, vita pressochè da reclusa, insegnamento digitale, e adesso le "festività" in arrivo. Non le voglio chiamare con il loro nome. 

Le persone a cui la festa è dedicata non sono così, per me. Sono qui, nel mio cuore, ben presenti. Lietamente mi accompagnano, mi danno piccoli suggerimenti, mi suscitano immagini del passato. (Sarebbe ben triste se andassero via, e perchè poi? sono gran parte della mia vita. Senza la loro compagnia sarei a brandelli.). 

Guarderò un po' le loro foto, forse. Ma non ne sono sicura, perchè questa cosa mi fa piangere molto. E poi le foto sono di un attimo. Invece io voglio pensarli nello svolgersi delle giornate. 

Acquisterò dei crisantemi gialli o color panna, "loro" sanno che sono i miei, che li preferisco. Accenderò delle luci, non tante. Una sola per volta: m'incanterò a guardare la fiammella bianca, ricordando.

 



venerdì 16 ottobre 2020

le penne del pavone

 Lo sai com'era lui, vero? particolare. Non per una cosa precisa, ma... per un'aura che lo circondava. Per il suo modo di affrontare cose incredibili e risolvere con uno snap. Naturalmente non c'era solo questo: c'erano le angosce, i silenzi, le pause in solitudine. Doveva rigenerarsi, diceva. Fuggiva, ma era una fuga al buio, al chiuso: un rincantucciarsi in un bozzolo. Sistematicamente e periodicamente, buscava dei nuovi amici. Amici che mescolavano l'ammirazione a qualcos'altro, come brillare di luce riflessa. Niente di male, in fondo, accade a tutti coloro che brillano. Eppure... eppure questi amici cercavano invariabilmente di piegare la sua volontà ai propri scopi, di usarlo a proprio vantaggio. 

Lui: proprio lui che era come il vento. 

Da accorgersene a fuggire, a volar via, era un attimo.



lunedì 5 ottobre 2020

La battuta

Ieri, andando da me, in montagna, ho trovato un cartello (anzi, non l'avevo neanche visto: è stato mio marito che ha fermato l'auto per leggere).

OGGI BATTUTA DI CACCIA AL CINGHIALE

leggerlo e rabbrividire è stato tutt'uno. Ho chiesto conferma del fatto che da noi non potessero entrare. NO, NO. 

Poi, le cose del quotidiano mi hanno preso, mi hanno distratto. Pulire, rassettare, spazzare, eliminare il disordine dovuto alla buriana di domenica scorsa. 

E' stato verso le 11:00, credo. A parte il viavai, strano, che di solito non ci passa un'anima.

Forse le 11:30.

Di colpo rumori, vociare, e, vicino, grugnire, forte, sonoro, ripetuto. Vicino, più vicino degli altri rumori.

E'stato allora che ho sperato.

(Anche a me rubano gli ortaggi, e non me ne importa un bel niente, come per i ghiri che prendono noci e nocciole, e per gli uccelli che mangiano la frutta battendomi sul tempo)

Ho sperato che si fosse messo in salvo nella mia macchia, tra i castagni e le querce, nel folto delle felci maschio altissime e verdi, delle robinie spinose a ciuffi invadenti.

Ho sperato con tutta l'anima e sono rimasta un po' accanto ai ciclamini del limitare, per vedere se arrivavano gli inseguitori, i sanguinari, gli spietati.

Invece, di colpo, tutto è stato silenzio. 





sabato 19 settembre 2020

Sto partendo

Non lo faccio apposta, credetemi. Sono già in secondo piano. Ma davvero, voi non ve ne accorgete? Non mi vedete un po' più sbiadita, la voce un po' incrinata, lo sguardo simile all'acqua del fiume?

Sto raccogliendo cose qua e là, sto strappando fogli, gettando roba vecchia

Un paio di borsoni li ho già riempiti, il biglietto è sul comò, le scarpe da mettere le ho scelte.

Davvero non vi siete ancora accorti di nulla? Sto ripescando vecchie immagini mentali, nel dormiveglia sfoglio i ricordi, rivedo vecchie classi, vecchi alunni bambini, ormai uomini, ormai donne. Vecchi colleghi già vecchi allora, e adesso? Chissà se esistono. Alcuni no, e lo so, ma nella mia mente sono sempre lì, pacati e sorridenti, a ripetere le loro massime, come i giocattoli magici nei film di Spielberg. 

Rivedo belle spiagge marine di tanti luoghi, illuminate da raggi ormai tramontati lustri, decenni orsono. 

Tutto, tutto in valigia.

E i viaggi, tanti, lontano, la sveglia all'alba, la stanchezza del ritorno con le luci accecanti negli occhi.

Tutto, tutto in valigia.

Non sapevo che mi sarei sentita così; e non lo faccio apposta.

Non sono io a cercare questi pensieri: sono loro, che pensano me.