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venerdì 5 agosto 2016

volere ... volare

Anche l'estate è un impegno.
Nel telaio della vita, l'inverno funziona come l'ordito faticosamente, lungamente, duramente issato sulle travi assordanti.
(Graaan, graan, fanno i fragorosi telai, di continuo)
D'estate, pian piano, con levità, si passa la trama:
ed ecco apparire le figure, i colori, le scene.
Così la vita.
Per questo, capita (capita!) che qualcuno, alla vista del risultato finale, del paesaggio risultante, decida di piantarla lì, di farla finita.
(Graan, graan, fa il telaio grande della vita, di continuo).



venerdì 24 giugno 2016

Il polpo - tecniche di cottura




Che poi mi dispiace pure per l'animaletto, che mi è simpatico.
Ma non mi riferivo affatto all'ordine Octopoda, per intenderci.
Mi capita, in talune fasi della vita, di avere a che fare con un particolare tipo di persona.
Qualcuno che, per qualche sconosciuto motivo, si sente superiore: alla gente, in generale... a me, in particolare.
Così, da una serie di atteggiamenti di peso via via crescente, scaturisce in modo sempre più palese una leggera esitazione nel rispondere alle domande, un lasciar trascorrere tempo dall'elargire le proprie preziose risposte, una generica noncuranza e aggiungerei una evidente noia.
Naturalmente, poichè non ci sono motivi reali per tale modus, ci metto tempo a capire.
Ma, si sa, io sono de coccio.
Quando, trasecolata, mi rendo conto dell'assurda situazione, del ridicolo vortice di quesiti senza replica, di rispostine rare e centellinate...  applico la tecnica di cottura del polpo.
Ormai, mi stupisco, ma neanche così tanto.
Ormai ho capito che un 15% di qualunque popolazione è costituita da gente che si presume superiore, così, a prescindere.
Così, lascio.
Smetto di interagire, di chiedere, di parlare.
Smetto di esserci.
Basta saluti, basta auguri.
Basta tutto.
Allora, prima stanno lì, acquattati, aspettando la prossima domanda.
Che non arriva.
Passano i mesi... diventano inquieti: ma come?
Passano gli anni.
Beh qui la situazione si capovolge, ma lo storytelling finisce qui, perchè ormai per me ha perso ogni interesse.
Il polpo, a questo punto è ben cotto, e pronto per essere mangiato: da qualcun altro.

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Dimenticavo un dettaglio, per i cultori della gastronomia:
prendere il polpo, pulirlo, metterlo in casseruola senza alcuna aggiunta, incoperchiare; lasciar cuocere da solo a fuoco lento.  Diventerà tenerissimo.
Il polpo va cotto nella sua acqua.

sabato 30 gennaio 2016

parole come lame

Taluni provano a non far del male, anche quando devono dire cose sgradevoli.
E tentano di proteggere l'altro, anche goffamente, anche senza troppo riuscirci.
Altri, no.
Altri (cos'avranno nel cuore? una scaglia di vetro?) scelgono con cura le parole dure
il tono sprezzante
affilano la lingua dai due lati come fosse una lama in mano all'arrotino
E colpiscono
preciso
netto
al cuore

Poi, socchiuse le palpebre, aggrottate le sopracciglia altezzose
sollevato il mento, ritratta la voce sanguinaria
spariscono evanescenti
nella nebbia di un silenzio polare

[sanguinanti, restano le vittime riverse, dolenti e amaramente pensose del tempo sprecato
dappresso a simili belve]



venerdì 20 novembre 2015

Alla fine

Alla fine, rinunci.
Dopo tanti silenzi ovattati, dopo tanti disperati tentativi, e parole arrotolate all'amo di un punto di domanda, invano.
Dopo solitudini ammantate di disperazione, dopo essere precipitata da un piano all'altro nella mente, come se la tua testa fosse l'Empire.
Rinunci.
Chiudi davanti al tuo viso le porte dell'armadio e resti lì nel buio odoroso dei cappotti, nel silenzio dell'anima, avvolta dal fruscio serico dei foulards e dal ruvido scorrere dei ricordi davanti agli occhi.
Frasi nelle orecchie, sussurrate da chi non c'è più, da chi non è più lì, da chi non è più lo stesso.
Come un film già visto mille volte, a cui si è stupidamente affezionati, e che stupidamente intiepidisce il cuore.
Fuori, il nulla.

venerdì 25 settembre 2015

le parole autonome

Le persone pazienti hanno un problema.
A un certo punto, dopo un tot di ettolitri di pazienza, finisce... e non ce n'è più.
Le persone circostanti, abituate a pulircisi i piedi sopra, a chieder loro tutto, l'utile e anche l'inutile, ci restano malissimo! Ma come, non s'era detto che quelli sopportavano tutto? Che davano il doppio di quanto richiesto? Che davano senza chiedere in cambio nulla?
Il punto è il seguente: le suddette persone si aspettano un gesto.
Cos'è un gesto?
Un'attenzione, un pezzetto del tuo tempo che dedichi a me, un fiore, un libro (anche usato, non importa).
Qualcosa di traducibile con "Ti penso, sei importante, capisco quel che mi dai".


E se invece non arriva?
Se gli interlocutori si rivelano per quel che sono, ovvero: egoisti, pretenziosi, queruli, aggressivi, scorretti, insensibili, autoindulgenti, avari (del proprio tempo e del proprio denaro)?

Oh, beh. Facile rimpiazzarli.



Intanto,c'è come un clic.
Una rotellina si gira, una catenella si muove; un contrappeso si alza, una sbarra si sposta, una leva ruota, uno sportello si apre... nel silenzio si sente una voce che dice: "Magari gli capita di avere una ricompensa uguale alla mia".

Così, i grandi amici, i nobili colleghi, i fraterni compagni, le aristocratiche sorelle, si trovano scoperti, nudi, di fronte alla propria miseria.
E non c'è nulla che possa coprirne la vergogna.
E, lasciatemelo dire: ben gli sta.