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Che immagini da fiaba riesce a creare la nebbia: contorni sfumati delle cose, ma anche dei pensieri, delle emozioni
Gli occhi si confondono e la mente ingannata crede di tornare indietro nel tempo
(Nel passato, là dove parla, sorride, si muove chi non c'è più; la nostra fiaba personale)
Nebbia: su cose, su case, pensieri
sui ricordi, e emozioni di ieri
e non sai più nè il dove nè il quando
Un minuto, o era un'ora? ed è il tempo
Ogni oggetto è sfumato, sbiadito
dai tuoi sensi ti senti tradito
Ma volando già spiuma la mente
frastornata ritorna al presente
venerdì 16 ottobre 2015
venerdì 25 settembre 2015
le parole autonome
Le persone pazienti hanno un problema.
A un certo punto, dopo un tot di ettolitri di pazienza, finisce... e non ce n'è più.
Le persone circostanti, abituate a pulircisi i piedi sopra, a chieder loro tutto, l'utile e anche l'inutile, ci restano malissimo! Ma come, non s'era detto che quelli sopportavano tutto? Che davano il doppio di quanto richiesto? Che davano senza chiedere in cambio nulla?
Il punto è il seguente: le suddette persone si aspettano un gesto.
Cos'è un gesto?
Un'attenzione, un pezzetto del tuo tempo che dedichi a me, un fiore, un libro (anche usato, non importa).
Qualcosa di traducibile con "Ti penso, sei importante, capisco quel che mi dai".
E se invece non arriva?
Se gli interlocutori si rivelano per quel che sono, ovvero: egoisti, pretenziosi, queruli, aggressivi, scorretti, insensibili, autoindulgenti, avari (del proprio tempo e del proprio denaro)?
Oh, beh. Facile rimpiazzarli.
Intanto,c'è come un clic.
Una rotellina si gira, una catenella si muove; un contrappeso si alza, una sbarra si sposta, una leva ruota, uno sportello si apre... nel silenzio si sente una voce che dice: "Magari gli capita di avere una ricompensa uguale alla mia".
Così, i grandi amici, i nobili colleghi, i fraterni compagni, le aristocratiche sorelle, si trovano scoperti, nudi, di fronte alla propria miseria.
E non c'è nulla che possa coprirne la vergogna.
E, lasciatemelo dire: ben gli sta.
A un certo punto, dopo un tot di ettolitri di pazienza, finisce... e non ce n'è più.
Le persone circostanti, abituate a pulircisi i piedi sopra, a chieder loro tutto, l'utile e anche l'inutile, ci restano malissimo! Ma come, non s'era detto che quelli sopportavano tutto? Che davano il doppio di quanto richiesto? Che davano senza chiedere in cambio nulla?
Il punto è il seguente: le suddette persone si aspettano un gesto.
Cos'è un gesto?
Un'attenzione, un pezzetto del tuo tempo che dedichi a me, un fiore, un libro (anche usato, non importa).
Qualcosa di traducibile con "Ti penso, sei importante, capisco quel che mi dai".
E se invece non arriva?
Se gli interlocutori si rivelano per quel che sono, ovvero: egoisti, pretenziosi, queruli, aggressivi, scorretti, insensibili, autoindulgenti, avari (del proprio tempo e del proprio denaro)?
Oh, beh. Facile rimpiazzarli.
Intanto,c'è come un clic.
Una rotellina si gira, una catenella si muove; un contrappeso si alza, una sbarra si sposta, una leva ruota, uno sportello si apre... nel silenzio si sente una voce che dice: "Magari gli capita di avere una ricompensa uguale alla mia".
Così, i grandi amici, i nobili colleghi, i fraterni compagni, le aristocratiche sorelle, si trovano scoperti, nudi, di fronte alla propria miseria.
E non c'è nulla che possa coprirne la vergogna.
E, lasciatemelo dire: ben gli sta.
giovedì 17 settembre 2015
risvegli
Questa cosa è alquanto insolita, ma è propria della mia vita.
Periodicamente, ho come l'impressione di uscire da un lungo sonno, o forse da un lungo sogno: di svegliarmi, così, d'un tratto, di vedere le cose e le persone con occhi diversi, di chiudere un po' di situazioni, di ribaltarne delle altre, di gettarmi a capofitto in attività trascurate.
Soprattutto, la sensazione di aver perso un sacco di tempo in sciocchezze, in cose vane, e la voglia di riprendere di buona lena, anzi di più: con foga.
Di colpo, mi appare inconsistente la necessità fino al giorno prima ineludibile, di determinati rituali.
Mi rendo conto di aver sgranellato le giornate così, in modo sterile e vacuo. Me ne rammarico, individuo le ore morte di tedio, sprecate: mi propongo vivaci obiettivi, intensi traguardi.
Adesso sono in uno di quei risvegli, e ne sono entusiasta (nonostante il caldo, nonostante la fatica del lavoro). Ma so, ahimè, so, che a questa fase ne seguirà un'altra ripetitiva in cui inizierò ad avvitarmi su me stessa... fino al successivo risveglio.
Periodicamente, ho come l'impressione di uscire da un lungo sonno, o forse da un lungo sogno: di svegliarmi, così, d'un tratto, di vedere le cose e le persone con occhi diversi, di chiudere un po' di situazioni, di ribaltarne delle altre, di gettarmi a capofitto in attività trascurate.
Soprattutto, la sensazione di aver perso un sacco di tempo in sciocchezze, in cose vane, e la voglia di riprendere di buona lena, anzi di più: con foga.
Di colpo, mi appare inconsistente la necessità fino al giorno prima ineludibile, di determinati rituali.
Mi rendo conto di aver sgranellato le giornate così, in modo sterile e vacuo. Me ne rammarico, individuo le ore morte di tedio, sprecate: mi propongo vivaci obiettivi, intensi traguardi.
Adesso sono in uno di quei risvegli, e ne sono entusiasta (nonostante il caldo, nonostante la fatica del lavoro). Ma so, ahimè, so, che a questa fase ne seguirà un'altra ripetitiva in cui inizierò ad avvitarmi su me stessa... fino al successivo risveglio.
venerdì 4 settembre 2015
quanta strada fa ...
... un calzino?
Sei lì, come sempre, con la tua bagnarola azzurra piena di fantasmini, calzettoni, pedalini
Il lavoro più noioso che c'è
Ci vuol mica la laurea per far questo, vero?
Però vanno scelti: per tipo, per colore.
Io poi ho un dono: li acquisto sempre a gradazione
Quindi un paio antracite, uno color torba, uno fumo di Londra, uno grigio ferro, uno grigio argento,
e poi grigio matita...
Quindi li devo stendere appaiati.
Oddio, potrei anche farne a meno, ma allora, delle due, una: o appaiarli a casaccio, colori diversi, oppure uno alla volta (aaargh! significa rimandare il lavoraccio a dopo, quando saranno asciutti)
Li metto quindi in orizzontale sui fili dello stenditoio, augurandomi che nessun vento ribaldo me li faccia volar via.
E inizio a cercare le coppie.
Una specie di Memory, insomma.
Intanto, penso a loro.
Alla strada che hanno fatto, le cose che hanno vissuto, le ore belle ( o meno belle), la voglia di tornare a casa.
Penso che li amo, i miei cari.
E non importa che è un lavoro umile e faticoso stendere i calzini.
E' per loro.
Sei lì, come sempre, con la tua bagnarola azzurra piena di fantasmini, calzettoni, pedalini
Il lavoro più noioso che c'è
Ci vuol mica la laurea per far questo, vero?
Però vanno scelti: per tipo, per colore.
Io poi ho un dono: li acquisto sempre a gradazione
Quindi un paio antracite, uno color torba, uno fumo di Londra, uno grigio ferro, uno grigio argento,
e poi grigio matita...
Quindi li devo stendere appaiati.
Oddio, potrei anche farne a meno, ma allora, delle due, una: o appaiarli a casaccio, colori diversi, oppure uno alla volta (aaargh! significa rimandare il lavoraccio a dopo, quando saranno asciutti)
Li metto quindi in orizzontale sui fili dello stenditoio, augurandomi che nessun vento ribaldo me li faccia volar via.
E inizio a cercare le coppie.
Una specie di Memory, insomma.
Intanto, penso a loro.
Alla strada che hanno fatto, le cose che hanno vissuto, le ore belle ( o meno belle), la voglia di tornare a casa.
Penso che li amo, i miei cari.
E non importa che è un lavoro umile e faticoso stendere i calzini.
E' per loro.
sabato 29 agosto 2015
saperlo
quando sei giovane, tante volte pensi che i tuoi bambini quando cresceranno... allora sì!
tante volte pensi che adesso non puoi lasciarli soli, ma poi... allora sì?!
che è solo questione di tempo, da grandi... allora sì.
Crescono.
E intanto, tu non sei più quella di prima (quella che correva per le scale saltando gli scalini, quella che portava la spesa, il passeggino e uno in braccio, quella che scappava al mercatino, spesa e poi di corsa al lavoro...)
Ma scatta anche qualcosa.
Loro, vanno.
Strade nascono dalla tua porta, strade che si intersecano, si arricciolano e li portano in luoghi sconosciuti, mai saputi.
Loro hanno amici, gruppi, ragazze... ognuno di loro ha un universo che gravita intorno.
Escono dalla porta.
Di colpo, sulla casa scende il freddo e il vuoto.
I tuoi passi fanno uno strano rimbombo, e quando dici:"Ehi!" non ci sono più le risposte che sapevi.
Il cane dorme.
Oppure fa finta: accoccolato accanto alla porta, aspetta.
tante volte pensi che adesso non puoi lasciarli soli, ma poi... allora sì?!
che è solo questione di tempo, da grandi... allora sì.
Crescono.
E intanto, tu non sei più quella di prima (quella che correva per le scale saltando gli scalini, quella che portava la spesa, il passeggino e uno in braccio, quella che scappava al mercatino, spesa e poi di corsa al lavoro...)
Ma scatta anche qualcosa.
Loro, vanno.
Strade nascono dalla tua porta, strade che si intersecano, si arricciolano e li portano in luoghi sconosciuti, mai saputi.
Loro hanno amici, gruppi, ragazze... ognuno di loro ha un universo che gravita intorno.
Escono dalla porta.
Di colpo, sulla casa scende il freddo e il vuoto.
I tuoi passi fanno uno strano rimbombo, e quando dici:"Ehi!" non ci sono più le risposte che sapevi.
Il cane dorme.
Oppure fa finta: accoccolato accanto alla porta, aspetta.
giovedì 27 agosto 2015
stanchi dell'estate
stanchi dell'estate trascorsa,dell'autunno in arrivo,dell'eterno arrotolarsi delle vite su se stesse
della vita... delle vite...
della vite
ma alla fine
in che cosa consiste la vita se non in un susseguirsi ripetitivo di azioni, quasi uguali quasi
diverse un pochino ogni giorno
anche noi
uguali (siamo noi! che diamine)
quasi uguali quasi
diversi
tanto che chi non ci vede da tanto
quasi
non ci riconosce
e chiede (infatti) conferma
"Sei tu?"
della vita... delle vite...
della vite
in che cosa consiste la vita se non in un susseguirsi ripetitivo di azioni, quasi uguali quasi
diverse un pochino ogni giorno
anche noi
uguali (siamo noi! che diamine)
quasi uguali quasi
diversi
tanto che chi non ci vede da tanto
quasi
non ci riconosce
e chiede (infatti) conferma
"Sei tu?"
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