mercoledì 28 dicembre 2022

doMAI

 Ancora alle prese con il Natale. "E basta!" direte voi, i miei sedici lettori. Infatti! E' esattamente quel che dico anch'io: possibile che ogni anno si debba ripetere la stessa tiritera? Ma per favore. Che poi vorrei sapere: chi si va a fare un viaggio, chi ha l'obiettivo vacanze bianche, chi la spiaggia esotica (o anche la spiaggetta a quattro passi che si risparmia) insomma, che c'entra con la religione?  E allora mi dicono che è "la tradizione" che poi io nasco come iconoclasta delle tradizioni, figuriamoci. Tradizione di chi? cristiani, romani, arabi, etruschi... di chi? a stento sappiamo i nomi dei bisnonni. 

Diciamo che conviene a tutti avere un'occasione per spezzare la monotonia, fare vacanze lunghe, spendere, guadagnare (per i commercianti), rimpinzarsi di cibo, vini e zuccheri in particolare, e tutto con il timbro dello Stato e della Chiesa.

Che poi sono certa che in tanti provano questo rodimento, questa stanchezza, questa imperfezione, come se la vita non riuscisse a tenere il passo e qualcosa stridesse, come facevano le unghie sull'ardesia delle lavagne di una volta. Ma oggi le lavagne non sono più di ardesia e le unghie sono smussate dall'arte delle manicure.

Dovrei rassegnarmi, lo so: giocare a tombola, a carte (lo so fare, che credete, ma mi sottraggo) seguire in tv il conto alla rovescia per capodanno o andare fuori per un cenone, ben truccata e preparata e molto sorridente in modo appropriato.

Sarà per un'altra volta. (Come diceva una mia amichetta: "doMAI")




lunedì 12 dicembre 2022

samurai

Vorrei una vita su un foglio a quadretti: apri tonda più meno per diviso chiudi tonda uguale

vorrei una vita scontata, dove il finale già si sa, dove ogni giorno già si sa

vorrei una vita nei toni del beige, tra l'anonimo e lo sbiadito

Che bello che sarebbe!

Macchè

La mia vita è disegnata su un quaderno senza né righi né quadretti

Il finale atteso non si verifica per principio; e neanche i dettagli sono usuali. Niente, niente è prevedibile, regolare, banale.

Le situazioni sono sempre fuori dal comune; le soluzioni alle vicende, idem

E io sono stanca, ormai. Vorrei un po' di giornate sciocche, di faccende noiose e personaggi fuori moda.

[...]

Mentre aspetto, mi osservo: strenua samurai presa in una vana battaglia





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martedì 15 novembre 2022

Doch mich vergaß sie lang

 





E' buio e fa freddo; la casa è vuota. I figli sono grandi e sono lontano, lontani in tutti i sensi. 

Le ombre portano ombra in casa e altre ombre, lievi lievi, che nel silenzio sussurrano.

[non posso mandarle via... non voglio mandarle via]

[...]

Così, andando a stendere i panni dell'ultima lavatrice sotto la volta indaco del cielo, che senso ha canterellare? fa così freddo...

Eppure mi salgono le note da sole, e canticchio, senza fermarmi, tra i fili dello stendino e i righi del pentagramma [sono mollette, o note?]

Deine Schritte kennt sie,
Deinen zieren Gang
Alle Abend brennt sie,
Doch mich vergaß sie lang
Und sollte mir ein Leids gescheh'n
Wer wird bei der Laterne stehen
Mit dir Lili Marleen,
Mit dir Lili Marleen?















martedì 1 novembre 2022

Riunione di famiglia

Farò presto, figurarsi. Ormai sono qui, che ci vuole. Dal fioraio, quel che serve, tanto lo so a memoria. Pulire, già l'ho fatto. Vado, mi sbrigo, torno.

[...]

Il fioraio è sempre lo stesso, un po' più vecchio. Si ricorda! si ricorda.

Vado; tutto pesa: quanto pesano i fiori, quanto i lumini! oppure sono io, che non respiro bene? mi manca l'aria.

Si è sporcato, come mai? si sa, sotto i pini. Dov'è la scopa? prendi l'accendino, metti il lumino grande.  Povera mamma. Adesso pulisco la foto, si è impolverata. Mamma! Mamma.

Metto i fiori, ecco. Sono belli. Ti piacciono mamma? li ho messi io, sono gialli, ricordi che mi piace il giallo? i crisantemi gialli, quando li vedi, sono i miei.

Vado da mia sorella. Si è sporcato anche qui. Oh insomma, la scopa, il panno. Ma chi ha manomesso il portafiori? uffa, così rompono le cose. Ti ho portato i crisantemi bianchi, ti piacciono? aspetta, anche qualcuno giallo.  Ecco, due vasi. Adesso va bene, tolgo questa foglia, ti va sul viso. Ecco ora si vede bene, il nome, la foto.  Ciao sorellina.

Papà? Papà mi aspettavi, vero? i garofani rossi per te, li preferivi. Speriamo che non rubino il vaso. Non te la prendere, nel caso ne comprerò un altro. Ti ho portato anche i crisantemi, li metto qui, vedi, guarda, sono i tuoi. 

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Non ho fatto presto. 

Il cimitero è un luogo sconvolgente.




martedì 11 ottobre 2022

Quando stanno per chiudere l'acqua

 Tutti sappiamo come funziona: il giorno avanti avvisano, con locandine, sul sito del comune, tramite un banditore, così la popolazione è informata del fatto che l'indomani sospenderanno l'erogazione dell'acqua (per lavori di manutenzione?) dalle...  alle ...

E cosa accade il giorno dopo? chi è saggio e previdente ha fatto un po' di provvista, magari ha fatto velocemente l'ultima lavatrice considerando i tempi di esecuzione del programma impostato.

Poi, si aspetta.

Ma l'acqua non termina. Stupore! eccola lì, allegra allegra che gorgheggia dal rubinetto come se niente fosse. Ma come? non dovevano chiuderla alle 8,00? sono le 8,30 e tutto è normale! mi hanno fatto precipitare a lavarmi, ho dei grandi fusti ricolmi per riserva, ho fatto finanche la lavastoviglie!

Bah! si saranno dimenticati.

Così, si torna alle usate faccende. Finché, riempiendo la caffettiera, si ha l'impressione di un getto deboluccio. Ma no, mi confondo. E poi diventa più sottile. E poi glu... glu... glu...

Sgomento! come se non si sapesse niente, come se tutta la preparazione fosse scivolata nell'ultimo gorgoglio.

Così la vita. Si sa, si sa benissimo. Inizia, dura, finisce. 

Poi sembra che prosegua, anche se lo sappiamo che va a illanguidire, che perde vigore, smalto, brillantezza

E quando poi è solo un lumicino, siamo sgomenti, come se scoprissimo per la prima volta che doveva finire, ed è durata anche abbastanza.




lunedì 19 settembre 2022

Non è un tiglio, è come un figlio



 Il mio pesco: è cresciuto in vaso, sul balcone. Ricordo quanto lo guardavo, osservando le foglioline, controllandone l'aspetto, la forma, il colore. Ricordo quando fece il primo fiore, non stavo in me dalla felicità. E poi seguirne la crescita, temere per la sua sopravvivenza (un albero! morirà sul balcone) E poi lo spostamento in campagna, e la fioritura magnifica. Poi la malattia, la bolla rossa, i rimedi atossici, naturali, la disperazione a vederne le foglie guaste (non m'importa dei frutti, basta che viva!).In estate il premio: una ventina di percoche superstiti, dorate, splendide e gustose, e una chioma verdeggiante, soffice e fluente.

Il mio pesco: è lì perché l'ho cresciuto io, da un seme posto nel vaso. Forte, alto, sano e rigoglioso. 

Come i miei figli.