martedì 17 settembre 2019

A tinte forti (anzi no)

Mia madre era bella e decisa. Per lei il mondo si divideva sempre in due: giusto, sbagliato; veloce, lento;simpatico, antipatico. Questa cosa credo abbia influenzato molto me e mia sorella: ma penso sia un'altra storia.
Lo stesso atteggiamento, la medesima decisione, permeavano le sue scelte cromatiche: i colori erano quelli fondamentali; o meglio, erano forti, intensi, saturi. Ricordo che sceglieva il rosso granata, il rosa fucsia, il verde bandiera, l'arancione acceso. In alternativa, optava per il minimalismo di una gonna nera (semplice, senza fronzoli) e una camicetta bianca. Comprava anche tessuti blu cobalto, creava abitini deliziosi stile marinaro, con piquet bianco e bordure blu notte.  Quando iniziai a esprimere le mie preferenze, per prima cosa bandii il bianco-artico e lo sostituii, per sempre, con il color panna. Poi, un po' alla volta introdussi il color crema, il color torroncino, e solo dopo un bel po' di tempo il glicine, il lilla, il grigio perla, che avevo scoperto di adorare. Lei all'inizio mi diceva:" Ma non ti sembra un po' sbiadito? che colore è?" e io "Torroncino". Ricordo_ ero uno ragazzina di una decina d'anni_ la felicità per un pullover verde bronzo, che peraltro mi donava molto. In seguito ho acquistato tanti capi dello stesso colore, e anche color petrolio, e verde acqua.
Il mio mondo è dipinto di colori terziari.


domenica 8 settembre 2019

Lo stupore (inatteso, dopo così tanto tempo)

Un giorno in campagna.
Il vialetto, sguardi sfuggenti alle rose, alle viti, alle felci (e ai noccioli, ai castagni, alle margheritine).
La montagna su tutto, il cielo più su ancora.
Blu e luce.
Puff.
Un fruscio: giro l'angolo dello sguardo a sinistra e vedo.
Stupore!
Giallo! Bianco! una ghirlanda di bianco e nero aperta dispiegata, un fondo giallo oro!
Un uccello meraviglioso!
Muovo un passo, inconsapevolmente: stavo camminando e continuo ...
Ah, no.
Puff.
Sparito.
Meraviglioso Upupa.

Poi mi ricordo di Aristofane e degli"Uccelli" e di quante volte ho sentito mia sorella leggere:

Epò, popò, popò, popò, popí,
   pipí, qui qui, qui qui,
   qui qui, qui tutti, o miei compagni alati,
   quanti dai seminati
 
Che lei non c'è più da un pezzo, e me lo ricordo ancora (meraviglioso Upupa, cosa hai suscitato)



giovedì 29 agosto 2019

Tra un attimo, tra un secondo

Non manca molto ormai.
Tra poco riprenderò il mio lavoro: stressante, usurante, faticoso, annientante.
L'estate sarà scivolata via, nella griglia del tombino, con tutte le uscite, le chiacchiere, le visite mediche, il sonno lungo, senza pensieri, i fiori, le piante, la campagna; il mare anche, la montagna, talvolta.Riprenderà la giostra che non ti fa pensare, la giostra che dura un anno e tu, anno dopo anno, ti vedi più accasciata, più sgualcita; più affranta e lontana.
(Ogni anno fai la conta, e aumenta il numero di chi è all'altra sponda dello Stige, dell'Acheronte, etc. Ma non sei più triste, ormai.
Accantoni le monete per il tuo traghetto, per quando toccherà a te di passare il fiume Lete)


martedì 13 agosto 2019

tout passe, tout ...

Da che inizio? dal caldo che non mi fa dormire?
Dal periodo di pausa dal lavoro (il lavoro quotidiano, quello logorante, non i mestieri di casa)
Non so; inizio dal mio giocherellare alla tastiera, dalla sensazione di voler dire qualcosa (ma cosa, cosa?).
Senso di solitudine, fortissimo.
E la cosa buffa è che lavorare in casa mi distrae.
Ripeto i vecchi, amati gesti di mia madre, di mia nonna, sento l'eco, appena appena, delle raccomandazioni di mia madre (strofina bene, così; se spazzi bene, puoi farlo anche a occhi chiusi; lavare per terra è l'ultima cosa; prendi un filo alla volta; se hai sbagliato, scuci). E poi le canzoni che cantava mia madre, semplici canzonette del suo tempo, che accennava sottovoce stirando e che io bambina imparavo di nascosto (Amapola, ad es.)
Mi fanno compagnia.
E poi trovo anche abbastanza stucchevole il teatrino quotidiano di giornali e tv, che non conduce a niente, o meglio, conduce dove non mi garba.
Preferisco cullarmi nei sogni ad occhi aperti, visto che di sognare ad occhi chiusi, e di dormire in generale, non mi riesce proprio.


mercoledì 7 agosto 2019

La giostra

Adesso, è tutto un fluire; l'impressione è che i giorni scivolino uno dopo l'altro nella bacinella scura della sera; un trantran sommesso, un girotondo, una giostra. Qualcosa, intanto, si delinea lontano: e non so che sia.
Hai presente quando vedi delle nuvole raccogliersi sulla cima della montagna? pensi _Ahimè, pioverà_ e  invece no. Oppure... oppure
Senti come un tonfo sordo:  fuochi d'artificio? o tuoni?
Ti culli nel far nulla, far poco, far per diletto.  (Intanto il tarlo fa Trrr...trrr...trrr )
Così spazzi, leggi, cuci, curi le rose
Fai fotografie e telefonate
Cucini e stiri
Curiosi e passeggi (Intanto il tarlo fa Trrr...trrr...trrr )
Un'estate col tarlo



domenica 21 luglio 2019

il tempo, mia madre, io

Mia madre amava il tempo. Lo amava e lo temeva. Riempiva la casa di orologi che teneva sempre  perfettamente funzionanti, sincronizzati, pulitissimi. L'orologio in cucina, che scandiva le ore  della scuola, delle faccende, del pranzo, della cena. L'orologio in sala, elegantissimo, regalo di oncle Jérome, scandiva il tempo delle grandi occasioni. E così via gli altri, ciascuno il suo tempo, ma tutti in marcia sincroni, come un plotone alla parata. Penso che così avesse l'idea di controllare questa belva, e ne metteva a frutto ogni minimo ritaglio.
[Mi chiedo, ogni tanto, svagandomi con la mente, che cosa avrà pensato alla fine della sua vita di tutto ciò. Probabilmente ne sarà rimasta soddisfatta. Però, non so fino a che punto].
Per quel che mi riguarda, da quando ho cominciato a distinguere i miei pensieri, le mie opinioni, da quelli di mia madre, la prima cosa che ho notato è che il tempo non ha la stessa durata. Questa storia è un mito, un'invenzione, una gigantesca bugia.
Un'ora sotto i ferri del dentista e una alle giostre durano lo stesso?
Un'ora di ramanzina di papà e un'ora alla festa?
Un'ora di compito in classe e un'ora alla gita?
...
Stabilito questo, è crollato tutto il castello di Miramare edificato da mia madre.
L'orologio, basta quello al polso, come promemoria degli appuntamenti.
[Con questo non voglio dire di non essere ossessionata dal tempo: lo sono, ma sono anche consapevole della vanità della mia crono-ossessione ]