lunedì 29 luglio 2024

Ipotesi

Supponiamo che qualcuno stia aspettando risposte. Supponiamo che i feedback ricevuti ci girino intorno. Supponiamo che tu abbia già sentito tintinnare il campanello d'allarme. Supponiamo che nessuno si voglia sbilanciare. Supponiamo che Risposta 1+2+3+4+5... si avvicinino sempre più al risultato atteso. Supponiamo che nessuno lo voglia dire. Supponiamo che qualcuno se lo veda davanti agli occhi, come un'insegna lampeggiante blu e bianca di notte. Supponiamo che qualcuno si veda sgridato se esprime sommessamente i propri pensieri/timori

Supponiamo che qualcuno si chieda "di già?!"

Supponiamo che qualcuno pensi "Ok, ho smesso di preoccuparmi per [...]"

Supponiamo che qualcuno si chieda con dolore come faranno i propri animaletti domestici

Ma sono tutte ipotesi: non è che un gigantesco castello di carte destinato a volar via se si lascia la finestra aperta. La Risposta ancora non c'è, e chissà quando arriverà. Forse insieme ai quattro grillini vestiti di nero, considerata la velocità di consegna della corrispondenza :-)



*Immagine progettata da Freepik

domenica 21 luglio 2024

Arriverà

 Arriverà: e sarà bella come il sole; profumata di selva e piena di luce. Si distinguerà tra tutte, non sarà  possibile nasconderla. Qualcuno forse si offenderà, qualcuno si dispiacerà, qualcuno si legherà al dito la mia scelta. Il suo arrivo, la sua presenza, non passeranno inosservati. 

Sarà impossibile non accorgersene.

Ne avrò cura tutti i giorni, il primo pensiero sarà per lei. La mia piccola, la mia regale ginestra di Spagna (Spartium junceum)








martedì 9 luglio 2024

L'afa, il gelo, il cuore

 Che c'entrano poi, l'uno con l'altro

Niente vero? Come quando ci sono 37°C e ti senti il cuore gelato, come il marmo

Alle volte, impensabilmente, si parla, così, per caso, con qualcuno.

Per caso, perché di solito non ci si ferma a parlare: no no

E si intravede uno spicchio di carne lacera anche addosso agli altri

E si intuisce che non si è soli

(Ciascuno ha la sua piaga infetta)






domenica 9 giugno 2024

I passi (tout passe, tout casse, tout lasse)

 Via tutto. L'altra sera, sono rientrata e ho lasciato le stampelle nell'ingresso, in un cantuccio. Poi, via il tutore. Poi, con sorpresa di femore, tibia, rotula, del quadricipite ma soprattutto del tricipite della sura, ho camminato: non strisciato, tal quale alla moschina dalla zampina rotta. Non saltellato con le grucce: no! ho camminato come un'indossatrice, ben diritta e senza pendere da un lato.

Di più, di tanto in tanto accenno a dei passetti di danza: danza di gioia, di libertà.

Naturalmente ho iniziato la fisioterapia, ma questo si aggiunge al livello altissimo del mio umore.

Se la felicità fosse una febbre, avrei 41°C

Naturalmente per strada uso il bastone (piccolo e grazioso, non quelle orrende stampelle), perché queste sono le disposizioni dell'ortopedico.

Ciao a tutti da me, al momento simile a un aquilone: sono al settimo cielo




sabato 18 maggio 2024

L'assenza

 Che poi magari uno pensa che l'assenza sia un vuoto, vero? Certo! Se tanto mi dà tanto, l'assenza è mancanza di qualcuno, quindi posto vuoto. Sbagliato. Questa storia è un po' come la faccenda della gravità e dello spazio curvo. E' una dimensione altra. L'assenza di una persona è densa: è qualcosa di solido e corposo, pieno di ricordi, fatti, parole, ed anche vicende che vanno in loop e girano all'infinito, frasi martellanti, occhiate lunghe e intense che ti inchiodano, parole gridate con un'eco che dura anni a rimbombare, e torna, torna, ritorna. 

L'assenza non è un vuoto: l'assenza è un pieno strapieno, uguale a un "buco nero"



domenica 12 maggio 2024

Ancora una cosa

 Non so se l'ho detto. Oppure era un concetto vago, non definito. Il senso di rotolamento, sempre più veloce. Perché è così forte la percezione di scivolare, di perdere appigli, perdere terreno? eppure, eppure è così.  Come quando in un centro commerciale vedi gli altri al piano, che con studiata noncuranza stanno a baloccarsi a gruppetti, si gingillano davanti alle vetrine, mentre tu sulla scala mobile, scendi, inesorabilmente, inevitabilmente, scendi e ti allontani da quel modo fermo e piano. Giù, sempre più giù. Eppure fino a poco tempo fa anche tu stavi lì, a inseguire le situazioni, concentrata a risolvere problemi. Ora non ci sono più situazioni, i problemi sono ormai cellophane colorato, inconsistenti e futili, di fronte al moto ineludibile in discesa. Giù, giù. La salute stessa è un vaso di coccio più volte rabberciato, senza né l'estetica, ormai dimenticata, né la funzione, presente solo nelle memorie. E' un cimelio, una medaglia al valore di una guerra dimenticata, inutile, ma da conservare nella sua stessa inutilità.

E le cose lasciate a mezzo insistono a pigolare inascoltate, mentre le forze languiscono e ti senti più vicino a chi è partito che a chi è rimasto.