domenica 8 settembre 2019

Lo stupore (inatteso, dopo così tanto tempo)

Un giorno in campagna.
Il vialetto, sguardi sfuggenti alle rose, alle viti, alle felci (e ai noccioli, ai castagni, alle margheritine).
La montagna su tutto, il cielo più su ancora.
Blu e luce.
Puff.
Un fruscio: giro l'angolo dello sguardo a sinistra e vedo.
Stupore!
Giallo! Bianco! una ghirlanda di bianco e nero aperta dispiegata, un fondo giallo oro!
Un uccello meraviglioso!
Muovo un passo, inconsapevolmente: stavo camminando e continuo ...
Ah, no.
Puff.
Sparito.
Meraviglioso Upupa.

Poi mi ricordo di Aristofane e degli"Uccelli" e di quante volte ho sentito mia sorella leggere:

Epò, popò, popò, popò, popí,
   pipí, qui qui, qui qui,
   qui qui, qui tutti, o miei compagni alati,
   quanti dai seminati
 
Che lei non c'è più da un pezzo, e me lo ricordo ancora (meraviglioso Upupa, cosa hai suscitato)



giovedì 29 agosto 2019

Tra un attimo, tra un secondo

Non manca molto ormai.
Tra poco riprenderò il mio lavoro: stressante, usurante, faticoso, annientante.
L'estate sarà scivolata via, nella griglia del tombino, con tutte le uscite, le chiacchiere, le visite mediche, il sonno lungo, senza pensieri, i fiori, le piante, la campagna; il mare anche, la montagna, talvolta.Riprenderà la giostra che non ti fa pensare, la giostra che dura un anno e tu, anno dopo anno, ti vedi più accasciata, più sgualcita; più affranta e lontana.
(Ogni anno fai la conta, e aumenta il numero di chi è all'altra sponda dello Stige, dell'Acheronte, etc. Ma non sei più triste, ormai.
Accantoni le monete per il tuo traghetto, per quando toccherà a te di passare il fiume Lete)


martedì 13 agosto 2019

tout passe, tout ...

Da che inizio? dal caldo che non mi fa dormire?
Dal periodo di pausa dal lavoro (il lavoro quotidiano, quello logorante, non i mestieri di casa)
Non so; inizio dal mio giocherellare alla tastiera, dalla sensazione di voler dire qualcosa (ma cosa, cosa?).
Senso di solitudine, fortissimo.
E la cosa buffa è che lavorare in casa mi distrae.
Ripeto i vecchi, amati gesti di mia madre, di mia nonna, sento l'eco, appena appena, delle raccomandazioni di mia madre (strofina bene, così; se spazzi bene, puoi farlo anche a occhi chiusi; lavare per terra è l'ultima cosa; prendi un filo alla volta; se hai sbagliato, scuci). E poi le canzoni che cantava mia madre, semplici canzonette del suo tempo, che accennava sottovoce stirando e che io bambina imparavo di nascosto (Amapola, ad es.)
Mi fanno compagnia.
E poi trovo anche abbastanza stucchevole il teatrino quotidiano di giornali e tv, che non conduce a niente, o meglio, conduce dove non mi garba.
Preferisco cullarmi nei sogni ad occhi aperti, visto che di sognare ad occhi chiusi, e di dormire in generale, non mi riesce proprio.


mercoledì 7 agosto 2019

La giostra

Adesso, è tutto un fluire; l'impressione è che i giorni scivolino uno dopo l'altro nella bacinella scura della sera; un trantran sommesso, un girotondo, una giostra. Qualcosa, intanto, si delinea lontano: e non so che sia.
Hai presente quando vedi delle nuvole raccogliersi sulla cima della montagna? pensi _Ahimè, pioverà_ e  invece no. Oppure... oppure
Senti come un tonfo sordo:  fuochi d'artificio? o tuoni?
Ti culli nel far nulla, far poco, far per diletto.  (Intanto il tarlo fa Trrr...trrr...trrr )
Così spazzi, leggi, cuci, curi le rose
Fai fotografie e telefonate
Cucini e stiri
Curiosi e passeggi (Intanto il tarlo fa Trrr...trrr...trrr )
Un'estate col tarlo



domenica 21 luglio 2019

il tempo, mia madre, io

Mia madre amava il tempo. Lo amava e lo temeva. Riempiva la casa di orologi che teneva sempre  perfettamente funzionanti, sincronizzati, pulitissimi. L'orologio in cucina, che scandiva le ore  della scuola, delle faccende, del pranzo, della cena. L'orologio in sala, elegantissimo, regalo di oncle Jérome, scandiva il tempo delle grandi occasioni. E così via gli altri, ciascuno il suo tempo, ma tutti in marcia sincroni, come un plotone alla parata. Penso che così avesse l'idea di controllare questa belva, e ne metteva a frutto ogni minimo ritaglio.
[Mi chiedo, ogni tanto, svagandomi con la mente, che cosa avrà pensato alla fine della sua vita di tutto ciò. Probabilmente ne sarà rimasta soddisfatta. Però, non so fino a che punto].
Per quel che mi riguarda, da quando ho cominciato a distinguere i miei pensieri, le mie opinioni, da quelli di mia madre, la prima cosa che ho notato è che il tempo non ha la stessa durata. Questa storia è un mito, un'invenzione, una gigantesca bugia.
Un'ora sotto i ferri del dentista e una alle giostre durano lo stesso?
Un'ora di ramanzina di papà e un'ora alla festa?
Un'ora di compito in classe e un'ora alla gita?
...
Stabilito questo, è crollato tutto il castello di Miramare edificato da mia madre.
L'orologio, basta quello al polso, come promemoria degli appuntamenti.
[Con questo non voglio dire di non essere ossessionata dal tempo: lo sono, ma sono anche consapevole della vanità della mia crono-ossessione ]


sabato 29 giugno 2019

il gorgo

Sapete a cosa somiglia la vita? a un lavandino colmo d'acqua. E sull'acqua galleggia qualcosa, tipo polverina nera, granelli di grafite, cose così. Noi siamo ciascuno un granellino nero. Felici e ignari, inconsapevoli e contenti, galleggiamo sull'acqua: incontriamo altri granellini, facciamo amicizia o ci scontriamo, cose così. Ma mentre accade tutto questo, e tutto all'insegna del caso, dell'imponderabile, dell'imprevisto imprevedibile, ecco che ci avviciniamo al centro dello specchio d'acqua. Ovvero, andiamo in corrispondenza del gorgo che porta giù. Ed è un attimo: il vortice ci afferra, ci tira, ci assorbe, ci rapisce: ci ingurgita.