Mia madre amava il tempo. Lo amava e lo temeva. Riempiva la casa di orologi che teneva sempre perfettamente funzionanti, sincronizzati, pulitissimi. L'orologio in cucina, che scandiva le ore della scuola, delle faccende, del pranzo, della cena. L'orologio in sala, elegantissimo, regalo di oncle Jérome, scandiva il tempo delle grandi occasioni. E così via gli altri, ciascuno il suo tempo, ma tutti in marcia sincroni, come un plotone alla parata. Penso che così avesse l'idea di controllare questa belva, e ne metteva a frutto ogni minimo ritaglio.
[Mi chiedo, ogni tanto, svagandomi con la mente, che cosa avrà pensato alla fine della sua vita di tutto ciò. Probabilmente ne sarà rimasta soddisfatta. Però, non so fino a che punto].
Per quel che mi riguarda, da quando ho cominciato a distinguere i miei pensieri, le mie opinioni, da quelli di mia madre, la prima cosa che ho notato è che il tempo non ha la stessa durata. Questa storia è un mito, un'invenzione, una gigantesca bugia.
Un'ora sotto i ferri del dentista e una alle giostre durano lo stesso?
Un'ora di ramanzina di papà e un'ora alla festa?
Un'ora di compito in classe e un'ora alla gita?
...
Stabilito questo, è crollato tutto il castello di Miramare edificato da mia madre.
L'orologio, basta quello al polso, come promemoria degli appuntamenti.
[Con questo non voglio dire di non essere ossessionata dal tempo: lo sono, ma sono anche consapevole della vanità della mia crono-ossessione ]
domenica 21 luglio 2019
sabato 29 giugno 2019
il gorgo
Sapete a cosa somiglia la vita? a un lavandino colmo d'acqua. E sull'acqua galleggia qualcosa, tipo polverina nera, granelli di grafite, cose così. Noi siamo ciascuno un granellino nero. Felici e ignari, inconsapevoli e contenti, galleggiamo sull'acqua: incontriamo altri granellini, facciamo amicizia o ci scontriamo, cose così. Ma mentre accade tutto questo, e tutto all'insegna del caso, dell'imponderabile, dell'imprevisto imprevedibile, ecco che ci avviciniamo al centro dello specchio d'acqua. Ovvero, andiamo in corrispondenza del gorgo che porta giù. Ed è un attimo: il vortice ci afferra, ci tira, ci assorbe, ci rapisce: ci ingurgita.
lunedì 27 maggio 2019
Felicità
Il titolo è banale: lo so.
Si può essere felici di tornare al lavoro?
di stancarsi a spiegare e correggere, di chiamare genitori, di scrivere relazioni?
di alzarsi presto al mattino, di piroettare da un'aula all'altra, di bisticciare con il tablet e con la lim, di cercare soluzioni?
...
(si può essere felici di rivedere colleghi che sono anche amici, e amici che sono anche colleghi o comunque lavorano lì. E felici di rivedere i ragazzini che vogliono solo essere guidati, e vogliono sapere che te ne importa tantissimo se non fanno il loro dovere.)
Si può essere felici di tornare al lavoro?
di stancarsi a spiegare e correggere, di chiamare genitori, di scrivere relazioni?
di alzarsi presto al mattino, di piroettare da un'aula all'altra, di bisticciare con il tablet e con la lim, di cercare soluzioni?
...
(si può essere felici di rivedere colleghi che sono anche amici, e amici che sono anche colleghi o comunque lavorano lì. E felici di rivedere i ragazzini che vogliono solo essere guidati, e vogliono sapere che te ne importa tantissimo se non fanno il loro dovere.)
giovedì 9 maggio 2019
Souvenir
Souvenir.
Una paroletta delicata, sembra uno zuccherino. Macchè.
Brutta storia, i ricordi.
Stai lì, un attimo a ciondolare, così; guardi chi passa, ti distrai, sei come assorta.
Poi, un dettaglio: un'immagine, un suono, una sciocchezza, un niente.
Paf! ricordi: come una una nebbiolina che si alza pian piano, ma è tossica.
Immagini, parole, vicende.
Quel giorno, quella frase.
Ricordi lo zio, tal quale, mentre ti dice:" Allora, vediamo chi ha studiato meglio?" E tu ti arrabbiavi, perchè eri dai nonni e non volevi essere scocciata, e ...
Ma adesso vorresti dirgliela la risposta.
E quella volta, alla mamma?...
E quelle sere, che mamma stirava e tu le raccontavi sciocche storielle, e lei rideva perchè era felice di parlare con te.
E poi e poi...
Brutta storia i ricordi
Bruciano le mani, la pelle gli occhi,
peggio della paprika
E tu adesso piangi, piangi come una stupida e daresti chissà cosa per vederli una sola volta
Una paroletta delicata, sembra uno zuccherino. Macchè.
Brutta storia, i ricordi.
Stai lì, un attimo a ciondolare, così; guardi chi passa, ti distrai, sei come assorta.
Poi, un dettaglio: un'immagine, un suono, una sciocchezza, un niente.
Paf! ricordi: come una una nebbiolina che si alza pian piano, ma è tossica.
Immagini, parole, vicende.
Quel giorno, quella frase.
Ricordi lo zio, tal quale, mentre ti dice:" Allora, vediamo chi ha studiato meglio?" E tu ti arrabbiavi, perchè eri dai nonni e non volevi essere scocciata, e ...
Ma adesso vorresti dirgliela la risposta.
E quella volta, alla mamma?...
E quelle sere, che mamma stirava e tu le raccontavi sciocche storielle, e lei rideva perchè era felice di parlare con te.
E poi e poi...
Brutta storia i ricordi
Bruciano le mani, la pelle gli occhi,
peggio della paprika
E tu adesso piangi, piangi come una stupida e daresti chissà cosa per vederli una sola volta
mercoledì 8 maggio 2019
L'inizio della fine
Tutto è iniziato sulla strada. Anzi: sull'autostrada.
Avete presente le corsie di accelerazione?
Una vita fa, alla scuola-guida spiegavano che si trattava di un percorso senza diritto alla precedenza, quindi si accedeva pian piano, e se non passava nessuno ci si immetteva; altrimenti si aspettava.
Da un certo momento in poi (anni 80?) la gente ha iniziato a ignorare il dettaglio della strada senza diritto di precedenza (e sì che c'era un bel triangolo rovesciato, in bella mostra!) e ritenendo di aver tutti i diritti, perchè proveniente da destra, ha acquisito l'abitudine a buttarsi, senza tanti complimenti, stile: si salvi chi può. Prima lo facevano pochi sconsiderati, poi anche gente attempata, che avrebbe dovuto essere un tantino più accorta.
Successivamente (2000?) hanno iniziato a superare un attimo prima di uscire dalla via a grande scorrimento, tagliando quindi la strada a chi passava regolarmente sulla corsia di destra.
Anche in questo caso, prima lo facevano i soliti capiscarichi, poi anche persone più avanti negli anni, i cui riflessi_ diciamo così_ non avrebbero consentito simili piroette. Naturalmente, come conseguenza c'erano anche scene apocalittiche: viste da me, potrei descriverle tanto le ricordo bene, per la paura che ho avuto da semplice osservatrice non coinvolta.
Ultimamente è in voga di piazzarsi sulla corsia di sorpasso e procedere lì a velocità intermedia, ostacolando il transito delle auto più veloci anche nei tratti in cui i limiti sono più ampi.
Così chi vuole passare è costretto a pericolose gimkane.
(Preciso che io sono una lumaca, ma rispetto le competenze altrui e vado a destra.)
Ecco, tutto considerato questa faccenda è un po' uno specchio dei tempi, ovvero: se c'è un codice della strada, ideato per non creare pasticci (=guai) perchè non rispettarlo?
perchè fare delle strade un gioco malvagio?
perchè poi dopo_ ottusamente_ dare la colpa dei guai alle strade?
(le strade sono cose: e ci portano, ci guidano, ci indirizzano, ci evitano di camminare nella boscaglia, nel pietrisco, nelle lande deserte)
Avete presente le corsie di accelerazione?
Una vita fa, alla scuola-guida spiegavano che si trattava di un percorso senza diritto alla precedenza, quindi si accedeva pian piano, e se non passava nessuno ci si immetteva; altrimenti si aspettava.
Da un certo momento in poi (anni 80?) la gente ha iniziato a ignorare il dettaglio della strada senza diritto di precedenza (e sì che c'era un bel triangolo rovesciato, in bella mostra!) e ritenendo di aver tutti i diritti, perchè proveniente da destra, ha acquisito l'abitudine a buttarsi, senza tanti complimenti, stile: si salvi chi può. Prima lo facevano pochi sconsiderati, poi anche gente attempata, che avrebbe dovuto essere un tantino più accorta.
Successivamente (2000?) hanno iniziato a superare un attimo prima di uscire dalla via a grande scorrimento, tagliando quindi la strada a chi passava regolarmente sulla corsia di destra.
Anche in questo caso, prima lo facevano i soliti capiscarichi, poi anche persone più avanti negli anni, i cui riflessi_ diciamo così_ non avrebbero consentito simili piroette. Naturalmente, come conseguenza c'erano anche scene apocalittiche: viste da me, potrei descriverle tanto le ricordo bene, per la paura che ho avuto da semplice osservatrice non coinvolta.
Ultimamente è in voga di piazzarsi sulla corsia di sorpasso e procedere lì a velocità intermedia, ostacolando il transito delle auto più veloci anche nei tratti in cui i limiti sono più ampi.
Così chi vuole passare è costretto a pericolose gimkane.
(Preciso che io sono una lumaca, ma rispetto le competenze altrui e vado a destra.)
Ecco, tutto considerato questa faccenda è un po' uno specchio dei tempi, ovvero: se c'è un codice della strada, ideato per non creare pasticci (=guai) perchè non rispettarlo?
perchè fare delle strade un gioco malvagio?
perchè poi dopo_ ottusamente_ dare la colpa dei guai alle strade?
(le strade sono cose: e ci portano, ci guidano, ci indirizzano, ci evitano di camminare nella boscaglia, nel pietrisco, nelle lande deserte)
domenica 5 maggio 2019
Compiti da svolgere
Ha piovuto stanotte: uscire? uscire! (è un compito)
Con un bastone? Sì, con uno solo (è un compito)
Soglia
Pianerottolo
Ascensore
Pianerottolo
S C A L E 3 (tre) (scendere nella modalità appresa: è un compito)
Atrio
Portone
Pavimentato esterno: BAGNATO!
calma calma calma
passi piccoli senza strusciare i piedi
Porticato
Selciato: BAGNATO! (applicare il compito precedente)
Automobile
Strategie di seduta al posto accanto a chi guida
Ce l'ho fatta!
L'immagine che allego è quella del film Il bambino d'oro, quando il protagonista camminava sui pali sospesi nell'abisso. L'effetto è quello.
Con un bastone? Sì, con uno solo (è un compito)
Soglia
Pianerottolo
Ascensore
Pianerottolo
S C A L E 3 (tre) (scendere nella modalità appresa: è un compito)
Atrio
Portone
Pavimentato esterno: BAGNATO!
calma calma calma
passi piccoli senza strusciare i piedi
Porticato
Selciato: BAGNATO! (applicare il compito precedente)
Automobile
Strategie di seduta al posto accanto a chi guida
Ce l'ho fatta!
L'immagine che allego è quella del film Il bambino d'oro, quando il protagonista camminava sui pali sospesi nell'abisso. L'effetto è quello.
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