lunedì 18 luglio 2022

spettri

 E' accaduto ancora.

Un pomeriggio tardi, una vicenda stucchevole, lunga, noiosa. La prospettiva di dover spendere (ingiustamente, impropriamente, anche se poco) (poco? e se invece fosse tanto? e in ogni caso perchè?)

Un arrivo veloce, un parcheggio veloce, la porta, il caldo.

"Apri, apri! Spalanca" "Accendi il condizionatore, non si resiste"

Il campanello.

Saluti, poche parole impacciate e guardinghe. Convenevoli misurati.

Poi il discorrere normale, fluente.

...

Uno sguardo acuto e doloroso, quasi. Uno sguardo subito distolto con sofferenza.

Ed ecco le parole evocative, zampillate dal cuore: "Però, quanto le somigliate"

La pugnalata è arrivata a bersaglio dopo un attimo di smarrimento, un attimo misurabile, quattordici secondi penso, il sorriso di circostanza è diventato una smorfia dolente.

Il dialogo è caduto mentre l'eco della frase andava in cocci insieme al mio "eeh.." simile a un gemito.

[Lei era lì, adesso, con le mie sembianze, ma era lei; io non ero che un abito]



2 commenti:

  1. Risposte
    1. Lo so. E se da un lato mi ferisce, dall'altro me la riporta, e il dolore è frammisto alla felicità (come sempre)

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