lunedì 17 novembre 2014
venerdì 14 novembre 2014
la porta
Periodicamente nella mia vita sento la necessità di andare via, andar via in modo eclatante, sparire lasciando crollare il castello che sorreggevo con la punta delle mie dita, con clangore, cocci, disappunto di tutti gli abitanti del castello fatato.
E' un'urgenza che non riesco a evitare, è una sete di libertà che s'impadronisce dei miei pensieri: mi sento di colpo in trappola e non riesco a pensare ad altro che a cercare la via di fuga.
Quando accade, mi distacco da tutto quel che fino ad allora era la mia vita, il mio quotidiano, il mio altro.
Mi riprendo la mia identità, ritaglio la mia figurina da quella pagina e la appoggio su un'altra, nuova.
So che non sarò necessariamente felice, anzi di sicuro non lo sarò. So che sarà difficile iniziare da capo: ma, come il gabbiano, so solo che devo dispiegare le ali, e andare.
domenica 19 ottobre 2014
tra i coppi
Non so perchè amo le mansarde. Non starci, non è importante. Le guardo, osservo gli abbaini, le soluzioni per far entrare la luce, le tegole che zigzagano sulle teste degli abitanti, gli spazi risicati, le finestrelle anguste... e mi sciolgo di desiderio.
Immagino gli interni con gli spioventi, gli armadi piccini, la tavola appoggiata dove si può.
Immagino un mondo piccolo e tenero, di bambini e cuccioli, di scale fatte velocemente, col triciclo e la busta della spesa.
Immagino la pianta di basilico, stretta fra una palla rossa e il cestino delle mollette.
E la vista sui tetti, l'impressione di spenzolarsi troppo, affacciandosi.
Forse, immagino la giovinezza.
Immagino gli interni con gli spioventi, gli armadi piccini, la tavola appoggiata dove si può.
Immagino un mondo piccolo e tenero, di bambini e cuccioli, di scale fatte velocemente, col triciclo e la busta della spesa.
Immagino la pianta di basilico, stretta fra una palla rossa e il cestino delle mollette.
E la vista sui tetti, l'impressione di spenzolarsi troppo, affacciandosi.
Forse, immagino la giovinezza.
mercoledì 8 ottobre 2014
Per Diana
Non è bello iniziare così, con la luna? Luna, Ecate, Diana...
Lei, insomma, che governa il mondo e di più il mondo delle donne.
Adesso, che è una fase di grandi cambiamenti, per me, indovino come musica di sottofondo un'analogia stregata col ritmo lunare.
La zia Nina, quando una persona diventava di colpo intrattabile, diceva, con la sua consueta arguzia:"Ha fatto il quarto".
Quando c'è la luna piena, un faro al neon, non vi capita forse di sentire una strana irrequietezza?
(E' lei, sempre lei, che ci sussurra critto-messaggi in linguaggio cosmo-paleolitico)
http://www.ustream.tv/channel/17783096
Lei, insomma, che governa il mondo e di più il mondo delle donne.
Adesso, che è una fase di grandi cambiamenti, per me, indovino come musica di sottofondo un'analogia stregata col ritmo lunare.
La zia Nina, quando una persona diventava di colpo intrattabile, diceva, con la sua consueta arguzia:"Ha fatto il quarto".
Quando c'è la luna piena, un faro al neon, non vi capita forse di sentire una strana irrequietezza?
(E' lei, sempre lei, che ci sussurra critto-messaggi in linguaggio cosmo-paleolitico)
http://www.ustream.tv/channel/17783096
domenica 5 ottobre 2014
sta soffiando il grecale e digrigna i denti
Strana domenica pomeriggio, in cui i pensieri son straccetti buttati di qua e di là dal vento. Dovrei far questo, o anche quello... e poi, la telefonata di ieri, e quel tale contrattempo, quel messaggio inopportuno, quella situazione insopportabile e, adesso, irrisolvibile.
Tutto vortica nella testa come le carte e le foglie secche crocchianti, nei mulinelli ai lati delle strade.
E polvere che si alza, annebbiando la lucidità dei ragionamenti, bruciando gli occhi, di fastidio e di lacrime.
E rimpianti e ricordi e ritagli di sogni, e figure amate che appaiono in controluce per poi subito sparire, come in un lampo al magnesio: ...Zvanì
E il lavoro che si accumula, paragonabile solo alle ecoballe indistruttibili di certi siti.
Ecoballe di lavoro arretrato, ma anche in un mio significato particolare:
ECO, perchè mi ripeto all'infinito "devo farlo, devo farlo..."
BALLE, perchè non completerò mai quest'opera, e lo so.
Soffia il grecale dietro i vetri termici che sembrano congelarsi dal lato esterno, e passar la voce al versante interno: "Il gelo è qui!"
Ma io, che pur me ne accorgo, mi dibatto tra le ali di pipistrello dei miei disordinati, caotici pensieri, e non riesco a risolvermi a dar inizio a una qualsiasi delle cose lasciate a metà.
Tutto vortica nella testa come le carte e le foglie secche crocchianti, nei mulinelli ai lati delle strade.
E polvere che si alza, annebbiando la lucidità dei ragionamenti, bruciando gli occhi, di fastidio e di lacrime.
E rimpianti e ricordi e ritagli di sogni, e figure amate che appaiono in controluce per poi subito sparire, come in un lampo al magnesio: ...Zvanì
E il lavoro che si accumula, paragonabile solo alle ecoballe indistruttibili di certi siti.
Ecoballe di lavoro arretrato, ma anche in un mio significato particolare:
ECO, perchè mi ripeto all'infinito "devo farlo, devo farlo..."
BALLE, perchè non completerò mai quest'opera, e lo so.
Soffia il grecale dietro i vetri termici che sembrano congelarsi dal lato esterno, e passar la voce al versante interno: "Il gelo è qui!"
Ma io, che pur me ne accorgo, mi dibatto tra le ali di pipistrello dei miei disordinati, caotici pensieri, e non riesco a risolvermi a dar inizio a una qualsiasi delle cose lasciate a metà.
martedì 23 settembre 2014
equilibrismi
Facciamo finta che tu abbia un occhio blu e uno scuro.
E che non appena arrivi in un posto, la gente dopo un attimo si accorge del tuo...difetto? problema? stato?
E' un fatto: non si può negare. Quando eri giovane, la cosa ti divertiva anche un po', a volte. Oppure ti annoiava, ma si sa com'è, da giovani: un sospirone, e tutto passa.
Ora no, ora basta. Sei stufo.
Basta osservarti, basta fissarti, basta dire: "Ma... sbaglio o hai gli occhi di colore diverso? Che strano! Come mai?" Cosa si aspetta la gente? che ti diverta a vedere le loro sciocche facce meravigliate? i loro belati di stupore? le loro battute rivelatrici di un'attività cerebrale prossima allo zero?
Così, l'altro giorno, d'un tratto ti si è svegliata dentro una tigre.
E hai reagito: con tutta la rabbia, e la ferocia, accumulate nel tempo.
Ti sei alzato in piedi, e hai ruggito la tua esasperazione violenta e disperata.
Poi, senza porgere affatto orecchio alle giusticazioni smielate di chi voleva far accettare l'inaccettabile, sei andato via (per la prima volta, senza dispiacerti del dispiacere altrui).
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